NIS2: LA CYBER SECURITY PER LE IMPRESE

Quanto è sicuro davvero il nostro sistema produttivo?

La domanda non è retorica: mentre le imprese italiane digitalizzano processi e filiere, cresce la vulnerabilità a minacce informatiche sempre più sofisticate. La nuova direttiva europea NIS (Direttiva (UE) 2022/2555), recepita in Italia con il decreto legislativo 138 del 2024, segna un passaggio decisivo nella difesa delle infrastrutture critiche e dei servizi essenziali. Energia, sanità, trasporti, finanza e alimentare sono i settori più coinvolti da una normativa che prevede standard di sicurezza più severi, obblighi di rendicontazione e sanzioni fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato in caso di mancata conformità.

Come accadde con il GDPR, anche questa direttiva mette alla prova la maturità digitale delle imprese, imponendo una trasformazione non solo tecnologica ma soprattutto culturale.

NIS2 e la consapevolezza dei manager italiani

Uno studio condotto dal Marketing Lhab dell’Università degli Studi di Bergamo, in collaborazione con Softlab e Bilendi, ha fotografato la situazione con un campione di oltre 2.800 manager italiani: solo il 7% aveva sentito parlare della direttiva. Un dato sorprendente, che mostra quanto il tema della cybersicurezza resti ancora confinato agli uffici IT.

Un terzo dei rispondenti non sa se la propria azienda rientri tra i soggetti obbligati, mentre più della metà ignora scadenze e sanzioni. Eppure, il 76% ritiene di disporre di strumenti adeguati per contrastare eventuali attacchi. Nonostante le lacune informative, due manager su tre considerano la NIS2 prioritaria quanto il GDPR: un segnale incoraggiante, che indica un graduale cambio di prospettiva.

La cybersicurezza, infatti, non è più una questione tecnica ma un asset strategico. Proteggere i dati e i sistemi informatici significa tutelare la continuità operativa e la fiducia dei clienti.

NIS2, infrastrutture digitali e nuove sfide per la competitività

Gli ostacoli principali segnalati dalle imprese restano tre: infrastrutture informatiche ancora insufficienti, scarsa formazione del personale e poca chiarezza sull’applicazione pratica della norma.

L’Unione Europea intende colmare questi gap con investimenti complessivi da 1,6 miliardi di euro attraverso i programmi Digital Europe e Horizon Europe, gestiti dall’European Cybersecurity Competence Centre. L’obiettivo è rafforzare la difesa digitale e favorire la cooperazione tra Stati membri e aziende private.

Oggi la sicurezza informatica è una condizione di sopravvivenza economica: un attacco ai sistemi digitali può paralizzare un Paese tanto quanto una crisi energetica. La vera infrastruttura critica non è più solo quella fisica, ma quella dei dati.

 

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