Transizione 5.0: copertura anche per le imprese rimaste nel limbo

Segnali positivi per le imprese che hanno presentato domanda nell’ambito della Transizione 5.0. Alla luce delle risorse già accantonate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sembra infatti emergere la possibilità di garantire la copertura finanziaria per tutte le richieste presentate nei tempi previsti, comprese quelle rimaste finora in una situazione di incertezza.
Si tratta in particolare delle aziende che avevano effettuato la prenotazione tra il 6 e il 26 novembre 2025, e che ad oggi non hanno ancora ricevuto la conferma definitiva dell’attribuzione del credito d’imposta pur rientrando nel totale dei progetti presentati.

Transizione 5.0: gli ultimi aggiornamenti  dal MIMIT

A chiarire il quadro della Transizione 5.0 è stato Marco Calabrò, capo del Dipartimento per le Politiche per le Imprese del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, intervenuto durante un convegno organizzato al Mecspe di Bologna.
La misura economica mostra numeri rilevanti. Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, quasi 19.000 imprese hanno presentato domanda di accesso agli incentivi, con un valore complessivo dei crediti d’imposta richiesti che supera 4,25 miliardi di euro.
Il dato assume particolare rilievo se confrontato con le risorse inizialmente disponibili. Dopo la rimodulazione effettuata nel novembre 2025 nell’ambito del PNRR, la dotazione finanziaria della misura era stata fissata a 2,5 miliardi di euro, a cui si sono aggiunti successivamente 250 milioni, portando la disponibilità complessiva a 2,75 miliardi.

Verso una revisione delle coperture per Transizione 5.0


Di fronte all’elevato numero di domande presentate dalle imprese, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha già accantonato ulteriori 1,3 miliardi, riducendo il divario tra richieste e copertura finanziaria a circa 200 milioni di euro.
Una distanza relativamente limitata che rende plausibile il reperimento delle risorse mancanti e quindi la copertura integrale delle domande presentate entro i termini, comprese quelle che finora risultavano nel cosiddetto “limbo”. In alternativa, una soluzione tecnica potrebbe essere rappresentata da una rimodulazione contenuta dell’intensità dell’incentivo, nell’ordine del 10–15%, che consentirebbe comunque di soddisfare l’intera platea delle imprese coinvolte.
In entrambi gli scenari, la misura conferma l’interesse del sistema produttivo verso strumenti che sostengono digitalizzazione dei processi produttivi, efficientamento energetico e autoproduzione da fonti rinnovabili, elementi sempre più centrali nelle strategie industriali europee.

Per approfondire questi dati abbiamo intervistato l’ingegner Lucilla Lanciotti, presente all’incontro di Bologna e tra i principali esperti nazionali sul tema. Lanciotti presiede la Commissione UNINFO/CT 519 dedicata alle tecnologie abilitanti per la digitalizzazione e la sostenibilità dei processi delle imprese italiane ed è Direttore Tecnico di NovaFund S.p.A.

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