
Stefano Besseghini, già presidente di ARERA e oggi ricercatore del CNR, entra in Duezerocinquezero e porta al Forum patavino i nodi della crisi energetica internazionale e italiana. Non è più sufficiente parlare di transizione energetica perché temi come sicurezza degli approvvigionamenti, sviluppo delle tecnologie, stabilità dei mercati e sostenibilità nel lungo periodo diventano oggi il centro del dibattito.
Una crisi più ampia: energia, geopolitica e mercati sotto pressione
Non è più soltanto una questione di transizione energetica. Il quadro attuale appare più complesso e articolato rispetto al recente passato, con la crisi energetica che si intreccia sempre più con le tensioni geopolitiche internazionali, la fragilità dei mercati e le scelte industriali destinate a produrre effetti nel lungo periodo.
È in questo scenario che si colloca la quinta edizione del Forum Duezerocinquezero, in programma a Padova dal 21 al 23 aprile. Ed è qui che si inserisce una novità significativa, Stefano Besseghini entra in Duezerocinquezero, un passaggio che va oltre la partecipazione e segnala una convergenza di visione su un approccio al tema energetico fondato su analisi concreta e confronto non ideologico.
In questo senso Besseghini porta al centro del dibattito una lettura chiara della fase attuale:
“Abbiamo fatto e imparato molto – spiega – e negli ultimi tre anni abbiamo installato quasi 19 GWh di rinnovabili. Ma non è sufficiente: la crisi che stiamo vivendo è più ampia e articolata rispetto a quella del 2022, che riguardava principalmente il gas. Oggi l’impatto è sui prodotti energetici nel loro complesso”.
Per rafforzare il sistema, secondo Besseghini, serve sfruttare tutte le risorse nazionali per gas ed oil, con particolare attenzione al biometano così da ampliare la diversificazione.
“Nell’immediato non ci sono grandissime cose che si possono fare, ma in prospettiva è necessario strutturare ulteriormente la capacità di produzione nazionale di gas. Quando si è cominciato a parlare di electricity release si accompagnava anche una gas release che, dopo una prima accelerazione, si è un po’ persa per strada”.
Autorizzazioni ed execution: il nodo operativo della crisi energetica
Accanto alle strategie di sistema, uno dei nodi più concreti riguarda il tema delle autorizzazioni. Negli ultimi anni si è registrato un avanzamento, anche grazie a un maggiore coordinamento istituzionale e al lavoro della commissione VIA. Tra 2022 e 2023 si è visto un miglioramento grazie alle semplificazioni, la migliore organizzazione e la valorizzazione del processo autorizzativo. Il punto, secondo Besseghini, è riprendere da dove si era arrivati e lavorare in termini di execution.
“La commissione VIA ha fatto oggettivamente molto, portare a Palazzo Chigi alcune scelte nelle fasi finali, per sciogliere i nodi più complessi, è stato un valore, ma anche quello ora sembra si sia un po’ arenato. C’è ancora spazio per ulteriori step organizzativo-gestionali, sembra banale dirlo, ma proprio in termini di execution. Nell’autorizzazione c’è una componente politica, ma anche una modalità operativa che va rafforzata”.
Energia green tra accumulo, autoconsumo e innovazione
Accanto alle autorizzazioni, stanno emergendo due dinamiche destinate a incidere profondamente: l’autoconsumo e l’accumulo. L’autoconsumo ha oggi una doppia valenza, contribuisce a stabilizzare il sistema, alleggerendo la rete da fabbisogni e picchi poco prevedibili, e allo stesso tempo responsabilizza le persone rispetto ai propri consumi. Sul fronte dell’accumulo, i numeri delle aste Macse indicano una discesa dei costi molto più rapida del previsto. Spiega Besseghini:
“Le aste del Macse hanno fatto vedere che la decrescita dei costi dell’accumulo elettrochimico ha accelerato più delle previsioni: la base d’asta di un anno e mezzo fa era di 37 mila euro/MWh all’anno, mentre le aggiudicazioni sono arrivate a 13 mila. Anche considerando che il valore reale si collochi tra i 18 e i 20 mila, siamo comunque circa alla metà”.
Ed è proprio la combinazione tra accumulo e autoconsumo che sembra aprire la via a nuovi positivi scenari. Se in ambito domestico cominciamo ad avere capacità di stoccaggio diffusa – parliamo di circa 30 milioni di consumatori – l’energia accumulata durante il giorno e utilizzata anche solo in alcune delle ore del picco serale possono incidere notevolmente nel ridurre la pressione sul termoelettrico.
C’è però un punto su cui Besseghini richiama prudenza. Quando una tecnologia appare semplice, rapida e forse troppo attraente, il rischio è che oscuri alternative meno immediate ma strategicamente più solide. È il caso del confronto tra batterie e pompaggi idroelettrici.
“Le batterie sono una soluzione ‘sexy’, flessibile e scalabile – spiega Besseghini – ma rischiano di far perdere di vista i pompaggi idroelettrici, che hanno caratteristiche diverse: investimenti di lungo periodo, maggiore impatto sul sistema industriale nazionale e minore dipendenza da filiere estere. Le batterie sono off the shelf: le acquisto e le installo, ma resto legato ai fornitori orientali”.
Evitare approcci ideologici e mantenere uno sguardo equilibrato sulle opzioni disponibili, questo è il cuore delle riflessioni proposte da Besseghini. Perché quando una tecnologia diventa troppo comoda e scontata forse serve riflettere, non sempre la soluzione più semplice è anche la più virtuosa.
Duezerocinquezero al centro del confronto su energia e geopolitica
Lo scenario economico internazionale era già attraversato da una forte incertezza prima dell’esplosione del conflitto in Iran del 28 febbraio 2026, poi esteso ai Paesi vicini. A pesare erano soprattutto i dazi introdotti dagli Stati Uniti nel 2025, che avevano già innescato una correzione significativa dei flussi commerciali tra le principali economie. Su questo equilibrio già fragile si è innestata la crisi in Medio Oriente, aggravando le tensioni e aprendo a nuove ricadute negative sul piano economico ed energetico.
È dentro questo contesto che, secondo Stefano Besseghini, va letta la vulnerabilità attuale del sistema. Le tensioni geopolitiche hanno mostrato con estrema rapidità la capacità di trasferire i propri effetti sull’energia, sulle forniture e sulle infrastrutture. All’inizio della crisi, osservava, esisteva una finestra limitata, di circa un mese o un mese e mezzo, per assorbirne l’urto iniziale; oggi quella fase si è esaurita e non si intravedono sviluppi in grado di alleggerire davvero il quadro. Anche un’eventuale attenuazione delle tensioni, nella sua lettura, non basterebbe a ristabilire equilibrio nel breve periodo, perché la pressione sugli approvvigionamenti è destinata a protrarsi, mantenendo alta l’instabilità internazionale.
In questo scenario si colloca la quinta edizione del Forum Duezerocinquezero, in programma a Padova dal 21 al 23 aprile 2026 e l’ingresso di Stefano Besseghini nell’Associazione aggiunge ulteriore rilievo a un appuntamento che negli anni ha consolidato il proprio profilo nel confronto nazionale sui temi dell’energia e della sostenibilità. Il Forum si conferma spazio di confronto tra istituzioni, imprese, mondo accademico, professionisti e associazioni, chiamati a misurarsi con le trasformazioni che stanno attraversando il sistema energetico, le politiche industriali e il contesto europeo. Duezerocinquezero pone al centro le decisioni strategiche che produrranno effetti concreti nei prossimi decenni. È su questo terreno, tra visione strategica, capacità di attuazione e approccio pragmatico, che si gioca una parte decisiva del futuro del Paese.
