iNEST: 200 progetti per l’innovazione nel Nord-Est

iNEST, l’ecosistema dell’innovazione del Nord-Est, ha finanziato circa 200 progetti di ricerca e innovazione, coinvolgendo 400 imprese e destinando circa 40 milioni di euro allo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche. Sono alcuni dei risultati illustrati da Franco Bonollo, professore dell’Università di Padova e presidente di iNEST, che traccia un bilancio delle attività finanziate dal PNRR e indica le prospettive per il futuro.

Il progetto nasce con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese, favorendo lo sviluppo di tecnologie innovative e il loro trasferimento al sistema produttivo.
Una sfida particolarmente rilevante per il Nord-Est, territorio caratterizzato da una forte presenza manifatturiera e da settori economici differenti, dall’agroalimentare alla ricerca marina, fino alle tecnologie per l’industria.

Il punto centrale, oggi, non è soltanto misurare quanto sia stato realizzato grazie ai finanziamenti pubblici. È capire quali risultati potranno continuare a generare valore dopo la conclusione del programma PNRR.

iNEST: 110 milioni di euro per collegare università e imprese

iNEST – Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem è un programma finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con un investimento complessivo di circa 110 milioni di euro.
L’iniziativa coinvolge nove università del Nord-Est e altri soggetti del mondo della ricerca e dell’innovazione. Il suo obiettivo è mettere in relazione competenze scientifiche, tecnologie digitali e fabbisogni delle imprese, favorendo progetti capaci di produrre applicazioni concrete.

La struttura dell’ecosistema si articola in nove aree tematiche, chiamate Spoke, dedicate a diversi settori: ambiente montano, salute e alimentazione, manifattura avanzata, progettazione sostenibile, ambienti intelligenti, turismo e cultura, agroalimentare, tecnologie marine e digital twin.
Un’organizzazione che permette di affrontare esigenze differenti attraverso competenze distribuite tra gli atenei.

Secondo il presidente Franco Bonollo, le attività finanziate dal PNRR si sono concluse il 30 giugno 2026. Il bilancio dell’ecosistema restituisce la dimensione del lavoro realizzato.
Circa 500 giovani sono stati coinvolti attraverso contratti di ricerca a tempo determinato, sviluppando competenze in settori scientifici e tecnologici differenti.
Un risultato che riguarda non soltanto l’occupazione generata durante il progetto, ma la formazione di professionalità in grado di lavorare su problemi complessi, dall’innovazione industriale alla sostenibilità.

Il programma ha inoltre finanziato, secondo i dati presentati da Bonollo, circa 200 progetti di ricerca e innovazione, con il coinvolgimento di 400 imprese e risorse per circa 40 milioni di euro. Questi finanziamenti hanno permesso di sviluppare soluzioni tecnologiche orientate alle esigenze del mercato, creando occasioni di collaborazione diretta tra ricercatori e aziende.

Dalla ricerca al mercato: i risultati dell’ecosistema iNEST

Uno degli aspetti più interessanti di iNEST riguarda il rapporto tra ricerca universitaria e applicazioni industriali.

Le università producono conoscenze scientifiche, metodi e tecnologie. Le imprese devono invece affrontare problemi concreti, migliorare processi produttivi, sviluppare prodotti e rispondere alle richieste del mercato.
Il trasferimento tecnologico consiste proprio nel collegare queste due dimensioni, affinché i risultati della ricerca possano essere sperimentati, validati e utilizzati nelle attività economiche.

La collaborazione tra università e aziende può contribuire a ridurre la distanza tra laboratorio e mercato, ma richiede strumenti adeguati. Non è sufficiente sviluppare una soluzione innovativa. Occorre verificarne la fattibilità, valutarne l’utilità per le imprese e individuare le risorse necessarie per portarla verso un’applicazione concreta.

I progetti finanziati attraverso iNEST hanno lavorato su questa relazione, coinvolgendo settori differenti del sistema produttivo del Nord-Est.
La logica è quella di mettere a disposizione delle aziende competenze scientifiche e tecnologiche che difficilmente potrebbero essere sviluppate interamente all’interno delle singole organizzazioni.

Per le piccole e medie imprese, in particolare, l’accesso a laboratori, ricercatori e infrastrutture universitarie può rappresentare un’opportunità importante per affrontare percorsi di innovazione complessi. Il valore dell’ecosistema non si misura quindi soltanto attraverso il numero dei progetti finanziati, ma nella capacità di creare relazioni tra imprese e ricerca che possano continuare nel tempo.

iNEST dopo il PNRR: formazione e Lab Village

Che cosa accade quando termina il finanziamento pubblico? È questa la questione centrale della nuova fase di iNEST. Bonollo spiega che l’ecosistema intende proseguire le proprie attività, concentrandosi su iniziative complementari rispetto a quelle già svolte dai singoli atenei.

Tra le principali direttrici figurano il coordinamento di percorsi di formazione innovativi, il rafforzamento dei Lab Village e lo sviluppo di progetti multidisciplinari al servizio delle imprese.
I Lab Village sono spazi di collaborazione tra università e aziende, pensati per favorire il confronto diretto tra ricercatori, professionisti e realtà produttive.
La loro funzione è mettere in comune competenze e risorse per sviluppare soluzioni tecnologiche, servizi e attività di ricerca applicata.

La formazione rappresenta un altro ambito di intervento. L’introduzione di tecnologie avanzate richiede infatti figure professionali capaci di comprenderne il funzionamento, valutarne le applicazioni e integrarle nei processi produttivi.
Il problema non riguarda soltanto la disponibilità di nuove tecnologie, ma la presenza delle competenze necessarie per utilizzarle.
Una ricerca scientifica che non incontra le capacità operative delle imprese rischia di rimanere confinata nei laboratori. Allo stesso modo, un’azienda che intende innovare può incontrare difficoltà se non dispone delle conoscenze necessarie per affrontare investimenti tecnologici complessi. Il coordinamento tra università e sistema produttivo può contribuire a colmare questa distanza.

Ricerca multidisciplinare: più università al servizio delle aziende

Un’altra direttrice indicata da Bonollo riguarda la creazione di gruppi di lavoro che riuniscano competenze provenienti da più atenei. L’obiettivo è affrontare problemi industriali e tecnologici che richiedono conoscenze differenti.

Un progetto dedicato alla sostenibilità, per esempio, può coinvolgere competenze ingegneristiche, ambientali ed economiche. Un’iniziativa nel settore agroalimentare può richiedere conoscenze di tecnologia, produzione, analisi dei dati e gestione delle risorse.
Non si tratta di singoli progetti già annunciati nell’intervista, ma di esempi del valore che può assumere un approccio multidisciplinare.
Bonollo individua tra i possibili ambiti di collaborazione la sostenibilità, l’agroalimentare e lo sport system, accanto ad altre esigenze provenienti dalle imprese del territorio.

Il modello punta a superare la frammentazione delle competenze, creando gruppi di ricerca capaci di affrontare problemi complessi con un approccio condiviso.
Per le aziende significa poter accedere non soltanto a una specifica competenza universitaria, ma a una rete di conoscenze scientifiche distribuite tra più istituzioni.
Per gli atenei rappresenta invece un’occasione per sviluppare ricerca applicata a partire da problemi concreti del sistema produttivo.

Il futuro di iNEST: la vera sfida comincia dopo i finanziamenti

Il bilancio di iNEST apre una riflessione più ampia sull’efficacia degli investimenti pubblici nella ricerca.
I finanziamenti del PNRR hanno permesso di attivare progetti, coinvolgere imprese, formare ricercatori e sostenere lo sviluppo di soluzioni innovative. La conclusione delle attività finanziate pone però una questione decisiva: come garantire continuità alle collaborazioni e alle competenze costruite? Il rischio da evitare è che la fine di un programma coincida con la dispersione delle relazioni e dei risultati generati.

Il valore di un ecosistema dell’innovazione non dipende soltanto dalle risorse che riesce a mobilitare, ma dalla capacità di mantenere attivi i collegamenti tra università e imprese anche dopo la conclusione dei finanziamenti iniziali.
Formazione, laboratori congiunti e progetti multidisciplinari possono diventare strumenti per dare continuità al trasferimento tecnologico e accompagnare le imprese nello sviluppo di nuovi prodotti, processi e servizi.

Resta però necessario verificare nel tempo quali risultati raggiungeranno effettivamente il mercato e quali benefici economici e produttivi saranno generati dalle collaborazioni avviate. È su questo terreno che si misurerà il successo della nuova fase di iNEST.

La domanda, allora, è questa: il sistema italiano della ricerca riuscirà a rendere permanenti le collaborazioni nate grazie al PNRR, portando l’innovazione oltre la durata dei finanziamenti pubblici e più vicino alle esigenze concrete delle imprese?

FAQ

Che cos’è iNEST?

iNEST, Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, è un ecosistema dell’innovazione finanziato dal PNRR che collega università, centri di ricerca e imprese del Nord-Est per favorire ricerca, digitalizzazione, sostenibilità e trasferimento tecnologico.

Quali università partecipano a iNEST?

L’ecosistema coinvolge nove università del Nord-Est, tra cui gli atenei di Padova, Verona, Venezia, Udine, Trieste, Trento e Bolzano, oltre all’Università Iuav di Venezia e alla SISSA.

Chi è Franco Bonollo?

Franco Bonollo è professore dell’Università di Padova e presidente di iNEST. Nell’intervista a Talkoo ha illustrato i risultati del progetto PNRR e le prospettive dell’ecosistema.

Quanti progetti ha finanziato iNEST?

Secondo i dati comunicati dal presidente Franco Bonollo nell’intervista, iNEST ha finanziato circa 200 progetti di ricerca e innovazione, coinvolgendo circa 400 imprese.

Quanti finanziamenti ha ricevuto iNEST?

Il programma ha ricevuto un finanziamento complessivo PNRR di circa 110 milioni di euro. Bonollo ha indicato circa 40 milioni di euro destinati ai progetti di ricerca e innovazione con il coinvolgimento delle imprese.

Che cosa sono i Lab Village?

Sono spazi e reti di collaborazione tra università e aziende, pensati per sviluppare ricerca applicata, sperimentazioni e soluzioni innovative attraverso competenze e risorse condivise.

Che cosa significa trasferimento tecnologico?

È il processo attraverso il quale conoscenze scientifiche, tecnologie e risultati della ricerca vengono trasferiti verso imprese e altri soggetti per sviluppare applicazioni, prodotti, servizi e processi.

iNEST continuerà dopo il PNRR?

Secondo il presidente Franco Bonollo, l’ecosistema proseguirà attraverso attività di formazione, Lab Village e progetti che coinvolgeranno competenze di più università, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze del territorio.

Se hai una bella storia di innovazione da raccontare, contatta la nostra redazione.

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